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Dispositivi digitali e luci blu: “Ecco come ridurre l’affaticamento visivo”

L’esposizione prolungata alla luce blu dei monitor può stancare e stressare gli occhi, ma con qualche suggerimento è possibile limitare i fastidi.

Computer, tablet, smartphone. In questi mesi di isolamento casalingo questi dispositivi digitali sono diventati sempre più parte indispensabile delle vite di tutti noi per svago, per essere aggiornati sulle notizie e in molti casi anche per lavoro. Gli effetti delle tante ore passate davanti agli schermi e all’esposizione della luce blu si fanno sentire come bruciore, secchezza oculare, arrossamento e una sensazione generalizzata di occhi affaticati. Quali sono i rischi per i nostri occhi? Quali le precauzioni e i rimedi per preservare il loro benessere? Lo abbiamo chiesto al dottor Giulio Leopardi, responsabile dell’Unità Operativa di Oculistica del Policlinico San Pietro e oculista del Centro di Chirurgia Refrattiva di Smart Clinic all’interno del centro commerciale Oriocenter (per maggiori informazioni www.buttagliocchiali.it).

Dottor Leopardi, che cos’è la luce blu e che effetti ha sull’occhio?

“La luce blu costituisce la parte ad alta energia dello spettro della luce che inizia a rendersi visibile all’occhio umano (gli UV o ultravioletti hanno una lunghezza d’onda da 100 fino a 400 nanometri; la luce blu da 380 fino a 500 nanometri). In natura, si può riscontrare nella luce dell’alba e del tramonto assolati”, spiega il dottor Leopardi. “L’esposizione prolungata a questo tipo di luce può avere ripercussioni sul normale equilibrio sonno-veglia, motivo per cui si sconsiglia di utilizzare i dispositivi digitali prima di andare a dormire. Dal punto di vista degli effetti sugli occhi, nell’immediato può provocare disturbi frequenti come l’occhio secco e l’arrossamento oculare. Nel lungo termine, l’irraggiamento da luce blu, come quello da ultravioletto, determina l’invecchiamento dei tessuti oculari e quindi anche cristallino, vitreo e retina possono subire tale processo”.

Come preservare la salute degli occhi se si utilizzano spesso i dispositivi elettronici?

“Se si usano in modo frequente computer, tablet, smartphone, sarebbe opportuno utilizzare lenti con filtro per luce blu, una delle componenti dell’ultravioletto. Molte aziende ottiche le commercializzano da anni, sia progressive, sia monofocali. Per chi ci vede bene può essere utile una lente neutra dotata di questo filtro. Non hanno colorazioni particolari, diversamente da quelle di molti anni fa, colorate in arancione o in giallo; a prima vista paiono lenti normali. Il primo vantaggio di questo filtro sarà un miglioramento della sintomatologia di occhio secco o della sensazione di bruciore oculare, spesso riferita da chi usa molto il computer, ad esempio per lavoro. Per quanto riguarda invece la prevenzione di patologie oculari dovute all’invecchiamento, ad oggi non esiste ancora una letteratura che dimostri in chi abbia utilizzato queste lenti una riduzione della patologia catarattosa a carico del cristallino (la lente interna dell’occhio) o di formazione di corpi mobili vitreali (le mosche volanti) – tipico riscontro di invecchiamento a carico del vitreo, la sostanza gelatinosa posta all’interno dell’occhio – oppure una diminuzione delle drusen – accumulo di sostanze di scarto metabolico sulla retina. Esiste però una ricca letteratura, soprattutto statunitense, con ampi riscontri dei fenomeni negativi sopra ricordati dati dagli ultravioletti del sole su pazienti di stati americani molto irraggiati, California e Florida in particolare”, continua lo specialista.

Quali altri consigli seguire per proteggere gli occhi dalla luce blu?

“Per proteggere gli occhi da un’esposizione eccessiva agli schermi dei dispositivi elettronici bisognerebbe prestare attenzione all’illuminazione dell’ambiente, che dev’essere buona e proveniente da una fonte luminosa centrale e non con lampade da tavolo. Si dovrebbe evitare di avere riflessi di luce sullo schermo, sia di origine naturale (finestre) sia da lampade da tavolo: l’immagine difficile da rilevare stanca gli occhi. Meglio posizionare il computer e la tastiera dritti davanti all’osservatore in modo da non costringere a una visione lateralizzata che affatica i muscoli del collo e mantenere una distanza adeguata dai monitor, che in genere è compresa tra i 50 e gli 80 centimetri ed è utile sia per il benessere oculare sia per quello posturale. Inoltre è consigliabile sbattere frequentemente le palpebre, in questo modo si favorisce la distribuzione del film lacrimale sulla congiuntiva e sulla cornea, contribuendo ad una buona visione e al corretto metabolismo di questi due tessuti oculari. Un corretto metabolismo della congiuntiva vuol dire anche una costante secrezione lacrimale, perché le ghiandole lacrimali accessorie fanno parte del tessuto congiuntivale. Se la lacrimazione non è sufficiente (sensazione di occhio secco, bruciori, occhi rossi, lacrimazione parossistica) la visione sarà annebbiata e i disturbi predetti tenderanno ad aumentare. Ci si pone rimedio con colliri sostituti lacrimali a base lipidica o a base di acido ialuronico instillati 3 o 4 volte al giorno in entrambi gli occhi costantemente per molti mesi. Un ultimo suggerimento è riservato alle lampade a LED che si stanno sempre più diffondendo nelle nostre case e nei nostri uffici e, rispetto ai dispositivi elettronici, emettono una quantità maggiore di luce blu. È opportuno che queste lampade siano convenientemente schermate”, spiega ancora.

E quali suggerimenti dare a chi porta gli occhiali?

“La correzione ottica eventualmente adottata da chi ha bisogno di occhiali deve permettere di mantenere una posizione comoda del collo perché, come si diceva prima, una visione lateralizzata rischi di affaticare i muscoli del collo. Nel caso del miope giovane, è raccomandabile una correzione piena, non sottocorretta, che costringerebbe a posizionare malamente il collo. Chi utilizza progressivi deve poter guardare il videoterminale senza iperestendere il collo; se tale inconveniente consente una buona visione dello schermo vuol dire che l’occhiale è ipocorretto nella parte destinata al vicino e alla media distanza e quindi va aggiornata la prescrizione delle lenti”, conclude lo specialista.

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