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Gli Stati Uniti d’Europa sono una realtà?

La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano. Il contributo che un’Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche (…)” disse Robert Schuman, il 9 maggio di 71 anni fa.

E oggi festeggiamo l’Europa forte, decisiva, rispettata, e rispettabile. Una comunità pronta a lottare a fianco dei diritti e della democrazia ovunque nel mondo. Perchè non era scontata.

Non era scontato che uno Stato rinunciasse a parte della propria sovranità nazionale in seguito a una Guerra Mondiale; non era scontato che dei Paesi si alleassero anzitutto economicamente, e in secondo luogo politicamente.

Noi siamo la dimostrazione del “Whatever it takes” per la pace, al di là di qualsivoglia forma di nazionalismo, anche quello più estremo. Una pace tra l’altro vincolata a un principio cardine e fondativo: la tutela dei diritti. Noi oggi viviamo in una Comunità che basa le proprie fondamenta nel rispetto della dignità umana, delle libertà individuali, della democrazia rappresentativa, dell’uguaglianza, e dello Stato di Diritto. Un’Europa sempre più lontana dall’assolutismo del primo Novecento che ha devastato il mondo intero, ma forse distante dalla realtà quotidiana? Dalle persone? Un’Istituzione, forse, calata dall’alto?

Il 9 maggio avrà inizio la “Conferenza sul futuro dell’Europa”, un momento di dialogo che proverà a riscrivere la nostra Comunità partendo dal basso, dai cittadini europei, con una piattaforma multilingua che, al momento, conta 7594 partecipanti e 1571 idee.

Gli argomenti trattati saranno 9 (+1), e tra questi troviamo ad esempio il cambiamento climatico, perché il pianeta ha i minuti contati, e sono già visibili le conseguenze catastrofiche generatesi dall’antropocentrismo di una società sempre più consumista e capitalista. Pensiamo all’acidificazione degli oceani, allo scioglimento della calotta polare, all’aumento della temperatura terrestre, all’intensificarsi di fenomeni meteorologici estremi e improvvisi.

Dovremmo ringraziare i giovani che, a mo’ di protesta, sono scesi in piazza per aprire gli occhi ai “grandi” della politica. Il 16 aprile 2019, l’attivista Greta Thunberg è stata accolta nel cuore della democrazia europea, il Parlamento, dove ha tenuto un emozionante discorso che ha risvegliato, anche, le coscienze europee. Ecco, serve un’Unione forte in materia ambientale ed energetica, che contribuisca attivamente alla decarbonizzazione dei nostri sistemi produttivi, alla riconversione energetica, intervenendo anche in materia di mobilità sostenibile.

In secundis troviamo la salute. Stiamo attraversando, tra l’altro, un periodo storico che è la dimostrazione concreta dell’importanza di un’Unione solida, perché l’Agenzia del Farmaco non ha sufficientemente potere e non ha un ruolo centrale nella tutela della salute di tutti i cittadini europei, anche a causa dell’egoismo nazionale degli Stati membri.

La Presidente della Commissione Ursula Von der Leyen lo ha espresso con fermezza al vertice mondiale sulla salute del 25 ottobre 2020: “Non possiamo aspettare la fine della pandemia per riparare i danni e pensare al futuro. Porremo le basi per un’Unione europea della salute più forte, in cui i 27 Paesi possano lavorare insieme per individuare le minacce, prepararsi e avviare una risposta collettiva”. Mi chiedo cosa sarebbe successo se avessimo abbandonato i miopi nazionalismi, a favore di un’Europa della Salute, ancor prima dello scoppio della pandemia. Saremmo stati più veloci? Più forti?

Ce ne stiamo dimenticando forse, perchè le priorità secondo qualcuno sarebbero altre, ma un altro tema di fondamentale importanza è la migrazione, che ha l’arduo compito di tutelare il diritto alla vita e al non respingimento del migrante, bloccando al contempo la tratta clandestina, che lucra sulle vite umane. Oggi la governance dei flussi migratori della rotta centrale è lasciata al naufragio e l’Italia sta accettando silente quei morti, nella speranza che la guardia costiera libica riporti degli esseri umani in dei veri e propri lager.

L’accoglienza non dovrebbe mai essere un “optional”, perché parliamo di dignità e di diritto alla vita. Non possiamo far sì che l’egoismo nazionalista prevalga, perchè sono troppe le vite perse nel mar Mediterraneo, da gennaio al 17 dicembre 2020 “solo” 1096. Non sono numeri, ma persone con una storia, una famiglia, spesso private di qualsivoglia tipologia di libertà personale che, cercando semplicemente una vita migliore per sé stessi o per i propri figli, pensano di arrivare in un Paese accogliete, democratico, e giusto. La Libia, oltre a ledere i diritti dei migranti e dei rifugiati, oggi attua politiche tutt’altro che democratiche.

Pensiamo agli arresti e alle detenzioni, alla repressione violenta della libertà di parola da parte delle milizie militari, ai diritti della donna, e al sistema giudiziario corrotto e non equo. E, allora, mi chiedo cosa stia facendo l’Europa. E trovo, onestamente, inaccettabile che il Parlamento della Repubblica italiana abbia votato a favore del rifinanziamento libico. Ed è ancor più grave che il Presidente del Consiglio dei Ministri non abbia trovato il coraggio di denunciare il disumano operato della guardia costiera.

Dovremmo decidere se stare, ancora oggi, dalla parte dell’oppressore o dell’oppresso, della vita o della morte, della solidarietà o della crudeltà. Dobbiamo decidere da che parte stare una volta per tutte, perché le soluzioni semplicistiche non sono altro che slogan elettorali. Urlare ai quattro venti “Chiudiamo i porti” non risolve alcunché, anzi genera disumanità. Non possiamo tollerare un linguaggio del genere, perché la politica non è questa roba qui.

Anche a Lipa la felicità sembra scomparsa. La sofferenza la si percepisce fitta e pesante nell’aria. Donne, uomini, e bambini, relegati a una sottospecie di esistenza umana, lasciati al freddo e al gelo della Bosnia, rinchiusi in vere e proprie tendopoli senza alcuna tutela.

L’Europa non può, e non deve, ignorare l’urlo di sofferenza di questi esseri umani. Non può permettersi il silenzio in una situazione di totale e assoluta disumanità. I tweet di solidarietà dovrebbero essere seguiti sempre da fatti concreti, azioni che salvino quelle vite. Corridoi umanitari in primis, e una revisione dei Trattati di Dublino in secondo luogo.

L’on. Pietro Bartolo, il “medico di Lampedusa”, ha definito la Rotta Balcanica “I confini della disumanità” e come non essere d’accordo dopotutto? La tutela dei diritti e delle libertà dovrebbe preesistere alla formazione stessa dello Stato, ai miopi nazionalismi, all’odio incondizionato, e al razzismo sistemico. Dovremmo lottare, insieme, affinché l’UE diventi un’Unione ideale.

Anche i diritti sociali dovrebbero far parte della grande sfida, pensiamo alle donne e agli uomini che hanno perso il lavoro nel 2020 a causa di un’emergenza sanitaria che ha devastato il nostro tessuto sociale, economico e produttivo. La stessa Commissione europea ha presentato lo scorso marzo un piano d’azione volto all’attuazione del pilastro sociale verso un’Europa più inclusiva e più equa, prevedendo anche un tasso di occupazione che sia almeno del 78% nell’Unione entro il 2030.

La politica sociale europea non dovrebbe lasciare indietro nessuno, perché l’equità è un valore fondativo che dobbiamo chiedere ad alta voce. Anche urlando se necessario, perché a sfide globali corrispondono sempre risposte europee di pace, dialogo e ripristino delle libertà. La stessa senatrice a vita Liliana Segre ha detto: “La mia speranza è che un giorno possano nascere gli Stati Uniti d’Europa, ora appare un’utopia, lo abbiamo visto sulla questione migranti, in cui ogni Stato ha dato spazio al suo egoismo nazionale”. La sfida non si è ancora conclusa. Siamo solo all’inizio. Auspico che la “Conferenza sul futuro dell’Europa” possa essere la rampa di lancio di una Costituente, per un’Unione federale che sia solida, forte, rispettosa della dignità e dello Stato di Diritto, pronta a lottare a fianco delle resistenze democratiche nel mondo, che sappia essere la casa di tutte e di tutti i cittadini che ne facciano richiesta. Un’Unione della salute che possa tutela tutte e tutti. Un’Unione sociale. Un’Unione accogliente e riformista che abbia radici nel diritto e nella democrazia sempre e comunque.

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