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Infortuni e stadio senza tifo: le due spine nel fianco dell’Atalanta

Bergamo. Il risultato finale di Atalanta – Milan non inganni: chi era allo stadio ha preso atto che non c’era partita già dopo pochi secondi dall’avvio. Una situazione non nuova per la banda Gasperini alla quale il mister, chiamato in causa, non ha dato risposte convincenti.

Tralasciate le questioni tecniche e di preparazioni alla gara: due fattori del tutto nuovi sono emersi in questo avvio di stagione tutta da decifrare.

Partiamo dagli infortuni muscolari, quelli capitati a Muriel, Palomino, Gosens passando per Toloi e in parte lo stesso Demiral rappresentano una assoluta novità in campo neroazzurro. D’accordo gli impegni infrasettimanali, ma ce n’erano ancor più nella stagione conclusa comunque con quel terzo posto valido per la Champions che, senza nascondersi, è l’obiettivo da confermare.

La domanda viene quindi spontanea e chiama in causa la preparazione estiva è stata concentrata in poche settimane. È questo il motivo?

Non meno eclatante e triste prendere atto che il tifo non c’è più: il famoso muro affascinante a cui Percassi faceva riferimento nel dare inizio ai lavori per la nuova Nord si è trasformato in un muretto, senza troppi riferimenti a quello noto dell’Alassio degli anni d’oro.

Pochi i cori di sostegno, spariti i memorabili striscioni finiti chissà dove.

Quella storia non c’è più. Dobbiamo trovare il modo perché ritorni in quanto patrimonio di Bergamo, un patrimonio temuto dagli avversari e dagli stessi giocatori considerato il tredicesimo uomo.

Un pugno nello stomaco sentire e vedere i tifosi svizzeri dominare la scena nella gara di Champions in maniera anche fin troppo corretta, per finire col tifo rossonero, meno pirotecnico ma dominante, con bandiere e cori (anche offensivi) e dai contenuti pure ironici.

Il sottoscritto ha resistito un tempo, all’ennesimo sfottò tipo: “Non contate più nulla”, passando per quello irripetibile: “ Voi siete quattro co…” ha preferito passare a Dazn, guarda caso irreprensibile mentre la barca neroazzurra affondava sotto le folate rossonere.

Uno stadio salotto, non certo quello che la società immaginava dopo avere investito soldi e… sentimento (quello che ora non c’è più). Vogliamo che ritorni.

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