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Marco, morto in cantiere, e l’impegno nel sindacato: “La prevenzione non è un costo”

“L’avevo visto giusto una settimana fa, era passato al sindacato per prenotare il 730. Sono profondamente scossa per quanto accaduto”. Luciana Fratus (Fillea Cgil) conosceva bene Marco Oldrati, il 52enne di San Paolo d’Argon morto sabato mattina in un cantiere nelle vicinanze del centro commerciale di Tradate, in provincia di Varese. Lascia nel dolore la moglie Rosanna e le figlie, Chiara e Arianna, di 18 e 20 anni.

“Marco era impegnato a livello sindacale – racconta Fratus -. Era nostro iscritto da quando lavorava per un laboratorio di marmi. Dopo il fallimento si era messo a fare il muratore ed era anche Rsu di quell’azienda. Assistere a tragedie come questa è inaccettabile – commenta la sindacalista, che torna a chiedere una “patente a punti” per gli imprenditori edili -. Chi è virtuoso e rispetta le regole va premiato, diversamente nemmeno dovrebbe partecipare agli appalti. In fabbrica e nei cantieri non si può morire come 50 anni fa”.

Nessuno ha assistito alla tragedia

In realtà sono molti i punti oscuri attorno alla dinamica dell’incidente, sulla quale stanno lavorando i carabinieri di Tradate e i tecnici dell’Ats Insubria. Oldrati si trovava lì per conto della ditta Demco di Seriate, impegnato nella realizzazione di una struttura di copertura esterna al capannone. Intorno alle 11 ha perso l’equilibrio, cadendo nel vuoto da un paio di metri d’altezza e battendo la testa. Nessuno ha assistito alla scena. A dare l’allarme al 112 è stato un collega, lo stesso che ha sentito il tonfo della caduta ed è stato ascoltato per primo dagli inquirenti. Ma all’arrivo dei sanitari l’uomo era già in arresto cardiaco e con evidenti segni di trauma cranico. Per lui non c’è stato nulla da fare.

Quel che è certo è Oldrati indossava il caschetto. Potrebbe essere scivolato o caduto a causa di un malore, ma resta da chiarire se fossero o meno state prese tutte le precauzioni previste dalla normativa per la sicurezza sul lavoro. La salma è stata messa a disposizione dell’autorità giudiziaria e sul posto, in tarda mattinata, è arrivato anche il pubblico ministero della Procura di Varese, Anna Zini, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo contro ignoti e disposto il sequestro dell’area cantiere.

I sindacati: “Tempo delle riflessioni finito”

“È da tempo che chiediamo che la formazione per la sicurezza sul lavoro venga fatta dalle scuole edili a tutti i lavoratori che stanno sui cantieri – intervengono i segretari nazionali e regionali di Fillea-Cgil Alessandro Genovesi e Ivan Comotti -. La drammatica sequela di infortuni sul lavoro narra che il settore edile è in espansione economica, ma non ha cambiato il precedente paradigma: la prevenzione degli infortuni è sempre considerata un costo, l’esternalizzazione dei lavori continua anche ora, come la concorrenza senza il rispetto dei norme contrattuali e legislative, e con il massimo ribasso negli appalti per aggiudicarsi i lavori.  Dobbiamo cambiare la mentalità”. Cgil, Cisl e Uil di Varese hanno invece proclamato per martedì 11 maggio quattro ore di sciopero in tutta la provincia.

Seconda tragedia in pochi giorni

Pochissimi giorni fa, un’altra morte bianca ha scosso la provincia di Bergamo. Maurizio Gritti, imprenditore edile di Calcinate, è morto giovedì in un cantiere a Pagazzano, travolto da una lastra di cemento del peso di 600 chili che lo ha schiacciato contro una parete, provocandogli un’emorragia interna e soffocamento. È spirato sotto gli occhi di un collega che cercava di aiutarlo in attesa dei soccorsi. Anche lui lascia nel dolore moglie e due figli.

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