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Quel silenzio di Mattarella che pesa sullo Stato

Il tappeto rosso, la banda, il palco con le autorità, il vescovo, cinque ministri del Governo Draghi: è stata un’inaugurazione in pompa magna. A tagliare il nastro della nuova Accademia della Guardia di Finanza è stata Laura Mattarella sotto lo sguardo autorevole del padre Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica.

Ma che cosa ha detto Mattarella?
Nulla. Nemmeno una parola. Ufficialmente.

Ufficiosamente c’è solo questa frase riportata dal Comandante generale della Guardia di Finanza Giuseppe Zafarana: “Il Presidente ha detto di essere colpito dalla bellezza del contesto e dalla qualità della riqualificazione”.

Ci perdonerà il Capo dello Stato se invece quel silenzio istituzionale e pubblico per noi ha un peso specifico. Forse Mattarella osservando quanto fatto per riportare in vita il vasto complesso degli ex Ospedali Riuniti in così poco tempo e investendo molto denaro pubblico avrà pensato: “Certo che se si vogliono le cose si possono fare”. E complimentandosi con la Guardia di Finanza – perché bisogna ammetterlo: il lavoro fatto è encomiabile e di esempio per tutta l’Italia – il Capo dello Stato avrebbe voluto esprimere un desiderio. Il desiderio di tagliare altri nastri come ieri. Ma magari ad Amatrice o a L’Aquila. Magari in qualche scuola rimessa a nuovo perché crollavano i soffitti. O in qualche ospedale dove sono stati chiusi reparti.

Mentre suona la banda con i cadetti che cantano orgogliosi l’inno di Mameli, mentre la bandiera d’Italia svetta nel cielo terso di questa giornata d’autunno, circondando da autorità e in un’atmosfera di festa solenne coi bambini delle scuole che lo salutano, il Presidente tace.

Un silenzio che pesa.

Forse avrebbe voluto dire qualcosa sullo Stato che quando vuole riesce a raggiungere traguardi impensabili e che invece nella quotidianità cede spesso al malaffare, all’indifferenza, alla prepotenza. Ma ha preferito tacere, per amor di patria.

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