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Salute dei muscoli e dei nervi, l’esperta: “Cos’è e quando serve l’elettromiografia”

Tra i diversi servizi presenti all’interno della branca della Neurologia, c’è l’elettromiografia, un esame specifico che viene utilizzato per individuare correttamente la sede esatta da dove parte una problematica che interessa muscoli e nervi. In Habilita la dottoressa Maria Cristina Reverdito è neurologa specializzata proprio in questo tipo di indagine e a lei abbiamo chiesto qualche informazione in più. “L’elettromiografia – spiega la dottoressa Reverdito – può essere anche intesa come un’estensione dell’esame neurologico per cui è sempre importante fare un’anamnesi corretta e un esame clinico al paziente”.

In che cosa consiste l’elettromiografia?

«L’elettromiografia consiste nello studio dei muscoli e dei nervi periferici. Questo studio avviene tramite stimolazione elettrica lungo un tronco nervoso e quindi si registra il potenziale evocato dal muscolo. Questa registrazione ci consente di distinguere tra i vari tipi di patologie dei nervi. Ci possono essere le patologie di tipo compressivo da intrappolamento quali il tunnel carpale, il tunnel tarsale, il nervo sciatico schiacciato all’altezza del cavo popliteo. Oppure ci possono essere le patologie di tipo infiammatorio che sono più rare, ma anche più insidiose. In questo gruppo rientrano le polineuropatie acute e subacute come la Guillain-Barrè: tramite l’elettromiografia possono poi essere evidenziate anche patologie di tipo metabolico-carenziale tipo le polineuropatie diabetiche o da carenza di vitamina B12».

Come avviene lo studio dei muscoli?

«Lo studio dei muscoli avviene attraverso un ago concentrico che registra l’attività della cellula muscolare. Questa attività ci permette di distinguere patologie di tipo neurogeno da patologie di tipo miogeno. Quando vogliamo studiare le radici prossimiali di un plesso brachiale o lombosacrale, andiamo a cercare nei muscoli segni di sofferenza neurogena: tramite la ricostruzione con delle mappe siamo in grado di risalire a dove si trova la sede del danno (a livello lombare, cervicale o a livello del plesso)».

Ci sono delle patologie per le quali è poi necessario effettuare degli esami successivi all’elettromiografia?

«Lo studio di malattie primitive muscolari si ritrova nelle forme di tipo genetico come le distrofie di Duchenne o di Beker, oppure di tipo infiammatorio come la polimiosite. In questi casi l’elettromiografia è propedeutica a esami di secondo livello quali l’esame istologico o molecolare.
Esistono poi altre forme di esami più specifici – prosegue la Dr.ssa Reverdito – che studiano la placca neuromuscolare. In questo caso l’esame consiste in una stimolazione ripetitiva del muscolo, oppure in un esame a singola fibra. In quest’ultimo caso si approfondisce lo studio della cellula muscolare con la placca muscolare. Si tratta di uno studio specifico per patologie come la miastenia gravis».

Ci sono controindicazioni per chi volesse sottoporsi a questo esame?

«L’elettromiografia non ha particolari controindicazioni. È comunque necessario prestare attenzione nel caso di portatori di defibrillatore, o nei casi di pazienti che fanno uso di anticoagulanti. Si può effettuare in più distretti corporei anche se principalmente si esegue al volto, agli arti superiori e a quelli inferiori. Richiede comunque una certa collaborazione da parte del paziente e, per questo motivo, è necessario spiegare in che cosa consiste l’esame perché possa avere un risultato attendibile».

Quali sono le patologie di cui soffrono più frequentemente i pazienti che si sottopongono all’elettromiografia?

«Spesso le persone che si sottopongono ad un’elettromiografia presentano dei dolori cronici, che hanno cercato di curare in passato attraverso l’utilizzo di farmaci e non sono spariti. Per questo motivo si presentano dal medico curante con dolori cronici associati a parestesie e formicolii e quindi vengono inviati dallo specialista per degli approfondimenti sui nervi e sui muscoli in modo che si possa chiarire innanzitutto la sede del disturbo. Un altro sintomo è quando si assiste alla perdita di funzionalità di una certa parte del corpo. Ad esempio, quando insorge una paresi periferica del facciale che comporta la deviazione della bocca e dell’occhio, oppure quando non si riesce a muovere più un piede o un braccio, l’elettromiografia – conclude la Dr.ssa Reverdito – permette di individuare la sede da dove ha inizio il disturbo e si possono fornire indicazioni preziose al medico sulla corretta terapia da portare avanti».

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